In/arch Brescia, ha organizzato questo convegno con la collaborazione dell’Ordine degli architetti di Brescia e con il contributo del Comune e della Provincia di Brescia.
In/arch Brescia ritiene che il concorso di architettura e di urbanistica costituisca uno degli strumenti fondamentali per il raggiungimento di una qualità diffusa dei complessi luoghi urbani che caratterizzano lo spazio abitato e delle dinamiche che caratterizzano lo sviluppo della città di Brescia. Guardando agli anni 80 vediamo come essi abbiano segnato un punto di forte crisi, di divaricazione tra l’elaborazione teorica e progettuale e le concrete realizzazioni, insomma tra il dire ed il fare.
A questo si è aggiunta una effettiva crisi della professione spesso confusa con la politica, alla quale si è aggiunta una crisi della trasmissione del “sapere” dell’università che spesso si è dimostrata incapace di preparare un sovrannumero di studenti rispetto alle strutture esistenti.
Anche non lontano da noi, in Francia, un Paese dove addirittura esiste una legge dell’architettura considerata come valore imprescindibile per un Paese civile così come lo sono la cultura e la sanità , in quello stesso periodo degli anni 80, una giovane generazione di architetti vinceva i concorsi di architettura: D. Perrault ha vinto all’età di 36 anni il concorso per la costruzione della nuova biblioteca di Francia.
Questa possibilità di realizzare edifici attraverso concorsi poneva la progettazione quale effettiva concretizzazione di una ricerca culturale, come fatto necessario e non sovrastrutturale, astratto e destinato per lo più a riviste di settore.
Dalla riflessione realizzata all’interno di In/arch, ci è sembrato che il concorso sia effettivamente uno strumento virtuoso, questo perché ha sia delle potenzialità di trasparenza nell’attribuzione degli incarichi e sia perché probabilmente dovrebbe permettere la possibilità di utilizzare le migliori risorse disponibili, giovani o meno che queste siano. Inoltre il concorso ci sembra un atto democratico di confronto e di crescita culturale che può valere sia per i progettisti che per gli amministratori.
E’ importante sottolineare come il concorso non debba essere visto come un atto di magnanimità nei confronti dei progettisti bensì un atto dovuto verso la collettività da porre quale regola e non eccezione, almeno per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche.
|